Libera professione come forma di libertà: il 2 giugno lo festeggio anche per questo

Il 2 giugno non è solo una festa nazionale.

Per me è anche una data che mi fa riflettere su qualcosa di molto personale: la scelta di lavorare in proprio. Di costruire qualcosa di mio. Di non aspettare che qualcuno mi dicesse cosa fare, come farlo e quando.

So che sembra un accostamento un po’ ardito — la Festa della Repubblica e una partita IVA. Ma siediti un secondo, perché ho una storia da raccontarti.

Chi sono e perché ne parlo

Mi chiamo Elisabetta Marzi. Lavoro come Web Designer, Developer e Digital Marketer da oltre 14 anni. Ho iniziato da sola, poi ho costruito BeFlag Creative Team insieme ad altre due persone. Oggi collaboro con professioniste, imprese e organizzazioni non profit per migliorare la loro presenza online.

Non ho mai avuto un capo fisso per più di qualche anno.

Non perché non fossi capace di lavorare in team — anzi, il lavoro di squadra è una delle cose che amo di più. Ma perché ho sempre sentito che la mia forma di libertà professionale stava nel costruire qualcosa di mio. Nel scegliere con chi lavorare, su cosa, e come.

E ogni volta che si avvicina il 2 giugno, ci ripenso.

La libertà non è gratis. Vale anche per la professione.

Il 2 giugno 1946, gli italiani votarono per scegliere la forma del loro Stato. Non era scontato. Non era automatico. Era una scelta che richiedeva coraggio e responsabilità.

La libertà professionale funziona allo stesso modo.

Non è una comodità. Non è “lavorare quando ti pare”. Chiunque abbia una partita IVA sa bene che la realtà è molto più complessa — e molto più stimolante — di così.

Lavorare in proprio significa assumersi la responsabilità di tutto: dei clienti, delle scadenze, delle tasse, dei periodi di magra e di quelli di abbondanza. Significa non avere un ufficio che risolve i problemi al posto tuo. Significa che quando le cose vanno male, l’unica persona che può sistemarle sei tu.

E sì, significa anche che quando le cose vanno bene, la soddisfazione è tutta tua.

I numeri: la scelta di 5 milioni di italiani

Non sono l’unica ad aver fatto questa scelta. Siamo in tanti.

A marzo 2026, i lavoratori autonomi in Italia sono circa 5 milioni e 270 mila — il 23,1% degli occupati totali. L’Italia è uno dei paesi europei con la più alta concentrazione di lavoratori indipendenti, seconda solo a Grecia e Bulgaria.

Nel 2025 sono state aperte 500.341 nuove partite IVA. Mezzo milione di persone che hanno deciso di mettersi in proprio. Mezzo milione di piccole scommesse sulla propria libertà.

Nel settore digitale, quello in cui lavoro, i freelance sono già oltre 300.000 — e il mercato è cresciuto del 25% negli ultimi tre anni. Web designer, developer, social media manager, SEO specialist, content creator: figure che fino a dieci anni fa quasi non esistevano come categorie professionali autonome.

Il lavoro sta cambiando. E con esso, il significato di libertà professionale.

Cosa significa davvero costruire qualcosa di proprio

Te lo dico senza filtri: nei primi anni non è stato semplice.

Ci sono stati mesi in cui mi sono chiesta se stavo facendo la scelta giusta. Mesi in cui avrei voluto avere la certezza di uno stipendio fisso, di ferie pagate, di qualcuno che mi dicesse “ci pensa l’azienda”.

Ma poi è successa una cosa strana.

Ho iniziato a capire che ogni cliente acquisito era una conferma delle mie capacità. Che ogni progetto andato bene era il risultato di una scelta precisa — la mia. Che ogni difficoltà superata mi aveva insegnato qualcosa che nessun corso avrebbe potuto darmi.

Costruire qualcosa di proprio non significa avere tutto sotto controllo. Significa avere la libertà di sbagliare e imparare. Di cambiare direzione. Di scegliere con chi allearsi e con chi no.

È esattamente quello che intendevano i padri costituenti quando hanno scritto che il lavoro è la base della Repubblica. Non il lavoro come obbligo — il lavoro come espressione di sé.

La doppia faccia della libertà professionale

C’è però qualcosa che spesso non si racconta abbastanza.

La libertà professionale ha un prezzo. E non parlo solo di tasse (anche quelle, certo). Parlo di un prezzo in termini di energia, di disciplina, di solitudine in certi momenti.

I lavoratori autonomi italiani sono al quinto posto in Europa per ore settimanali lavorate. Chi gestisce un team o collaboratori arriva in media a 46 ore a settimana. Non è esattamente il sogno del “lavoro dove voglio e quando voglio” che spesso viene venduto sui social.

La vera libertà professionale non è assenza di vincoli. È la possibilità di scegliere quali vincoli accettare. Di decidere a quali progetti dedicare il tuo tempo. Di costruire relazioni professionali basate sulla fiducia e sul rispetto reciproco, non sulla gerarchia.

È una libertà adulta. E come tutte le libertà adulte, va guadagnata e mantenuta ogni giorno.

Perché il digitale è il settore più libero che esista

Lavoro nel digitale da 14 anni. E una cosa che non smette di sorprendermi è quanto questo settore sia democratico — nel senso più autentico della parola.

Non hai bisogno di un ufficio fisico. Non hai bisogno di essere nella città giusta. Non hai bisogno di ereditare un’azienda o di avere capitali di partenza enormi.

Hai bisogno di competenze, di continuità e della capacità di farti trovare dalle persone giuste.

Sono partita da Perugia. Ho lavorato con clienti in tutta Italia e con organizzazioni internazionali. Ho costruito un team con cui condivido valori e visione. Tutto questo è stato possibile perché il digitale abbatte le barriere che il mondo fisico ancora impone.

È una forma di libertà che le generazioni precedenti non avevano. Ed è una responsabilità che sento ogni volta che accompagno una professionista o un’impresa nel loro percorso online.

Il 2 giugno, per me

Il 2 giugno festeggio la Repubblica. Festeggio la Costituzione, che all’articolo 35 riconosce e tutela il lavoro in tutte le sue forme.

E festeggio anche questo: la possibilità — che non è un diritto acquisito ma una scelta continua — di lavorare in modo libero e responsabile. Di costruire qualcosa che porti il mio nome e rifletta i miei valori.

Se stai pensando di farti trovare online, di costruire la tua presenza digitale, di capire come il web può supportare la tua attività o il tuo progetto professionale — sono qui.

Non perché lo faccia per tutti. Ma perché credo che ogni professionista meriti una presenza online che racconti davvero chi è.

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PS — C’è una frase della Costituzione italiana che torna spesso nella mia testa quando penso al lavoro in proprio: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.” Non dice che il lavoro è garantito — dice che va reso possibile. È esattamente la differenza tra una libertà regalata e una libertà costruita. La seconda, l’unica vera, te la conquisti tu.

 

elisabetta marzi web designer perugia
Elisabetta Marzi
Sviluppo siti web e sistemi che convertono. Co-fondatrice di BeFlag - Creative Team.
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